La conservazione dei pappagalli: cosa fanno gli zoo e cosa possiamo fare noi nelle nostre case

La conservazione dei pappagalli: cosa fanno gli zoo e cosa possiamo fare noi nelle nostre case

Sentiamo spesso nominare l’importanza della conservazione delle specie animali (soprattutto quelle a rischio di estinzione), ma che cosa possiamo fare nel nostro quotidiano per contribuire a questa causa?  E soprattutto: che cos’è la conservazione e qual è il suo scopo?

Tutti noi siamo invitati a contribuire alla conservazione dell’ambiente impegnandoci a non sprecare materiali, riciclare tramite raccolta differenziata, inquinare il meno possibile e così via. Ma se entriamo nello specifico nella conservazione delle specie animali selvatiche, i contorni si fanno più sfuocati... Per esempio, un grande dibattito sempre aperto riguarda il ritenere giusta o sbagliata la detenzione di animali selvatici come pet animals (animali da compagnia), grande gruppo di specie a cui appartengono anche i nostri pappagalli.

In un prossimo articolo non mancherò di raccontare come i pappagalli sono finiti nelle nostre case, e cercherò di svelare nuovi punti di vista riguardo la correttezza o meno della loro detenzione. Ma oggi vorrei focalizzarmi specificatamente sulla conservazione, in particolare sul ruolo che ricoprono i parchi zoologici in questo processo e su cosa possiamo fare invece noi nelle nostre case.

La conservazione negli zoo

Gli zoo subiscono abitualmente critiche a causa della mancata voglia o interesse di approfondire la loro funzione. Ogni parco zoologico è nato per una motivazione differente, con obiettivi diversi seppur simili tra loro, ma negli anni gli zoo si sono avvicinati sempre più l’uno all’altro, unendosi in associazioni a livello nazionale e internazionale. Lo scopo è poter rimanere continuamente in contatto e ampliare le conoscenze scambiandosi informazioni derivate da ricerche, studi ed esperienze di ognuno, così da rafforzare il bagaglio di competenze da mettere in atto per la tutela degli animali.

Tutelare la specie infatti non significa solo mantenere in vita il soggetto presente in quel preciso momento, ma anche garantirne lo stato di benessere ad ampio raggio. Vengono quindi prese in considerazione le esperienze che l’animale vive, la socialità in cui è immerso e la diversificazione del quotidiano, che avviene spesso tramite arricchimenti ambientali atti a ricreare situazioni e comportamenti naturali ed evitare così la monotonia.

Il lavoro più grosso degli zoo resta sicuramente la conservazione ex situ, ovvero delle specie selvatiche che ospita all’interno del parco, occupandosi del mantenimento in salute degli animali nel quotidiano, del loro stato sanitario e del monitoraggio veterinario. Ogni scelta gestionale – dalla progettazione degli ambienti in cui sono ospitati alla definizione dei protocolli alimentari – infatti non è mai casuale, ma deriva da un sistema coordinato di competenze che spaziano dalla medicina veterinaria all’etologia.

Lo studio e la ricerca sono quindi alla base del successo dello stato di benessere degli animali: gli zoo si impegnano in attività di ricerca applicata in linea con le priorità dei gruppi di lavoro dettate dalle associazioni nazionali ed internazionali. Gli ambiti di studio spaziano dalla fisiologia dello stress ai parametri endocrini riproduttivi, fino alla valutazione del benessere attraverso indicatori biologici e comportamentali. I dati degli studi condotti alimentano poi la letteratura scientifica globale, supportando così anche i processi decisionali per la conservazione in situ (in natura).

Ebbene sì, alcuni parchi zoologici lavorano al tempo stesso per la conservazione delle specie minacciate in situ: l’obiettivo comune delle strutture zoologiche infatti è affrontare sfide globali quali la perdita di habitat, il bracconaggio e il cambiamento climatico. I parchi quindi non si limitano alla gestione faunistica, ma assumono una responsabilità diretta nella protezione della biodiversità. Gli stessi studi pubblicati a uso comune poi diventano uno strumento utile per tutti coloro che si prendono cura degli animali anche in ambiente domestico.

La conservazione in ambiente domestico

Sfruttando le ricerche condotte dai gruppi di lavoro degli zoo o di altre associazioni ed enti possiamo migliorare gli ambienti domestici in cui ospitiamo i nostri pappagalli, così da poter migliorare anche per loro il livello di benessere. Nelle strutture come zoo o centri di recupero di vario genere gli standard infatti sono rigidamente controllati, mentre nelle case private siamo noi in prima linea a dover valutare il nostro standard personale Questo spesso ci giustifica a non mettere in pratica delle accortezza strutturali che pensiamo siano necessarie solamente nelle strutture a obiettivo commerciale.

È invece importante riflettere sulla tutela del singolo individuo che ospitiamo in casa, come è importante ricordare le caratteristiche della specie cui appartiene che, trattandosi di pappagalli, facilmente può essere una specie a rischio di estinzione, di alto o basso livello che sia. Accade infatti che alcune delle specie più rare in natura siano invece presenti in strutture private e anche in gran numero.

Questi individui contribuiscono al mantenimento demografico della propria specie, ancor di più degli individui presenti nelle strutture zoologiche perché queste ultime, avendo come obiettivo principale proprio il loro mantenimento, non riescono a tutelare da sole tanti soggetti quanti sono invece i pappagalli ospitati dalle varie famiglie sparse per il mondo.

Nel momento in cui decidiamo di prenderci l’incarico di occuparci di uno di loro, perciò, siamo responsabili non solo della sua salvaguardia ma anche della sopravvivenza della sua intera specie che, di conseguenza, quando e dove possibile, può essere protagonista di progetti di inserimento in natura con l’obiettivo di ripopolare un’area.