Il primo a concepire l’idea che anche gli animali provino emozioni fu Charles Darwin nel 1872. Dopo di lui però, per quasi un secolo, le emozioni animali furono ignorate dalla scienza. Fu solo grazie a zoologi come Donald Griffin che il tema tornò al centro degli studi e, dagli anni Ottanta, le prove a sostegno della teoria di Darwin si sono accumulate.
La dimostrazione dell’esistenza di emozioni negative e positive negli animali
In particolare, tra le evidenze più forti di emozioni negative spicca uno studio del 2006 di Douglas-Hamilton et al. sugli elefanti del Samburu National Reserve in Kenya. Alla morte della matriarca Eleanor, altri elefanti accorsero da chilometri di distanza a vegliare per ore la defunta. Questo comportamento era inconfutabilmente una netta anomalia rispetto alle normali attività del gruppo.
Sul versante delle emozioni positive invece è stato preso in esame il piacere che deriva da un’attività che sembrerebbe molto umana: il gioco. Nutrirsi e riprodursi infatti sono attività gratificanti per ogni animale, ma anche fondamentali per la sopravvivenza degli individui e della specie e perciò risulta difficile provare scientificamente se questi assumano la forma di emozione coscienziosa.
Giocare, al contrario, genera un piacere non direttamente legato a specifici stimoli sensoriali, ed è in più un’attività molto faticosa e quindi in contrasto con l’istinto naturale degli organismi a sprecare sempre il meno possibile le loro energie: si tratta di un’attività insolita e quindi d'interesse per la ricerca.
Lo studio delle emozioni animali tramite il gioco
Studiato a fondo da Marc Bekoff a partire dagli anni Ottanta nei canidi, il gioco è un'attività che non offre vantaggi immediati ed è regolata da segnali sociali precisi – una “finzione” di situazioni pericolose, vissuta però con piacere. È una pratica che è stata osservata in diversi mammiferi e negli uccelli, ed è stata avanzata l’ipotesi che avvenga anche nei rettili.
Spiega Sebastiano Boscarino: “risulta difficile poter spiegare il fenomeno del gioco negli animali senza ipotizzare che siano coinvolte emozioni e attribuzioni di emozioni del genere di quelle umane”.
La teoria principale, e oggi più completa, è stata offerta da Jaak Panksepp, che ha prestato maggior attenzione alla comparazione tra uomo e altri animali, arrivando a identificare ben sette principali emozioni, che si ritrovano nella maggior parte dei mammiferi da lui studiati: aspettativa, rabbia, affetto sociale, paura, piacere sessuale, separazione e gioco.
Ottimisimo e pessimismo in mammiferi, insetti e rettili
Piuttosto che concentrarsi sull’emozione individuale, invece, per misurare l’umore (mood) degli animali, Michael Mendl et al. negli anni Duemiladieci hanno pensato di studiare le emozioni negli animali analizzando i cambiamenti d’umore.
Svilupparono quindi un paradigma basato sulla dicotomia ottimismo/pessimismo e dimostrarono che animali in stati emotivi negativi (come i cani con ansia da separazione) rispondevano in modo pessimista a stimoli ambigui (ossia che potevano sia portare a una ricompensa sia a una delusione), mentre animali in stati emotivi positivi tendevano a rispondere con più entusiasmo a quegli stessi stimoli.
Bateson et al. hanno applicato lo stesso metodo alle api, scoprendo che quelle stressate mostravano risposte pessimiste, un indizio che le emozioni potrebbero essere molto più diffuse nel regno animale di quanto si pensi. Infine, Cabanac et al. hanno ipotizzato che la coscienza emotiva emerga anche nei rettili, basandosi sull’osservazione della tachicardia da stress nelle iguane.
Per approfondire gli studi scientifici che indagano le emozioni degli animali, leggi l’intervento completo di Sebastiano Boscarino:
Chi prova emozioni? (pagine 55-66)
[Intervento tratto da Arienti G., Cruciani M., Di Nuovo S. et al., Le scienze cognitive a confronto. Oltre i confini della teoria, Corisco, 2015]