Tanto comuni quanto sottovalutate, eccole protagoniste di uno studio scientifico: le calopsitte (Nymphicus hollandicus). Questo studio ha valutato l'influenza dell'arricchimento ambientale fisico sul comportamento delle calopsitte in cattività, comparando la frequenza di alcune categorie comportamentali con le attività dei pappagalli osservati.
In particolare, lo studio ha monitorato il comportamento di diciotto uccelli in due diverse condizioni: in ambienti arricchiti con bastoncini di legno e anelli di perline, e in ambienti non arricchiti. Il focus è stato posto su diverse categorie comportamentali così raggruppate: locomozione, mantenimento, riposo, alimentazione, attività indesiderate e interazione con l'arricchimento ambientale.
I risultati dello studio
Dai risultati è emerso che l'arricchimento ambientale ha influenzato positivamente alcune delle categorie prese in esame dal test, in particolare i pappagalli hanno mostrato una minore inattività rispetto agli uccelli senza arricchimento ed è diminuita anche la frequenza di attività indesiderate.
Questo perché l’arricchimento ambientale propone più modi per impiegare il proprio tempo, offrendo così anche varie opportunità per mantenere attive le capacità motorie e i comportamenti esplorativi, predatori e altri comportamenti quasi naturali di questa specie. Di conseguenza migliorano il benessere psicologico e fisiologico e le generali condizioni di salute degli individui osservati.
L'importanza dell'arricchimento ambientale in cattività
La scienza supporta quindi l’ipotesi che i metodi di detenzione degli animali influenzino in modo significativo il loro stato di benessere. Questo si applica in particolare all'ambiente di cattività dal momento che è una struttura in cui gli animali raramente affrontano sfide simili a quelle che affronterebbero in ambiente naturale, il che può causare loro gravi problemi.
Queste problematiche dovute a carenza di arredo sono poi più frequenti nei pappagalli di piccola taglia, perché considerati in modo del tutto errato “pappagalli da gabbia”, etichetta a cui molte specie (anche fuori dalla sfera dei pappagalli) appartengono senza che ve ne sia la ragione dal momento che l’“animale da gabbia”, per ovvie e non troppo velate motivazioni, non esiste.
È bene ricordare, tuttavia, che l'introduzione di qualsiasi forma di arricchimento ambientale richiede la conoscenza del comportamento della specifica specie a cui si vuole modificare l’ambiente e che gli strumenti devono essere adatti a ciascuna gabbia e non devono rimanervi a lungo altrimenti perderanno la loro caratteristica di novità.
Per approfondire gli studi scientifici che attestano i benefici degli arricchimenti ambientali, leggi l'articolo completo di V.D.L. Assis et al.:
Environmental enrichment on the behavior and welfare of cockatiels (Nymphicus hollandicus) (Arricchimento ambientale sul comportamento e sul benessere delle calopsitte (Nymphicus hollandicus))
[Articolo pubblicato in Arquivo Brasileiro de Medicina Veterinária e Zootecnia 68 (03), 2016]