Pare che gruppi animali molto diversi, la cui storia evolutiva si è separata anche più di 300 milioni di anni fa, condividano la capacità dell’apprendimento vocale. Ma di cosa si tratta e perché ci interessa? L'apprendimento vocale è la capacità di apprendere vocalizzazioni nuove tramite l'imitazione di conspecifici o di individui appartenenti a specie diverse… è insomma il processo tramite cui i nostri amici pappagalli imparano a parlare interagendo con noi esseri umani.
Al momento, questa abilità è stata dimostrata sperimentalmente solo in tre ordini molto distanti tra loro di uccelli: i pappagalli appunto, i colibrì e quelli che comunemente vengono chiamati passeri. Ma è stata riscontrata anche in alcune specie di mammiferi: gli esseri umani, alcuni cetacei (balene e delfini) e pinnipedi (foche e leoni marini), e poi ancora elefanti e pipistrelli. Questo carattere accomuna dunque animali molto differenti tra loro e, soprattutto, stringe un ulteriore legame tra noi e i nostri amici pennuti.
Nella tesi di cui oggi vi parlo, Sara Beggiato ha cercato di dimostrare come il processo evolutivo di questi animali ha portato alla selezione di adattamenti molecolari, anatomici e comportamentali simili per arrivare a ottenere l’apprendimento vocale. Per farlo ha approfondito le strutture anatomiche deputate all’apprendimento vocale in diverse specie di uccelli, altri animali e essere umani, confrontandole tra loro. Ha poi esposto differenti teorie sull’evoluzione e la funzione di tale capacità.
A che cosa serve l’apprendimento vocale?
La tesi riporta come l'utilizzo principale delle vocalizzazioni apprese riguardi la difesa del territorio e l'attrazione di partner. Nel caso degli uccelli, le variazioni introdotte nel canto rendono l'animale più appariscente e appetibile a una possibile compagna, differenziandosi così dai canti ripetitivi innati di specie di uccelli che non hanno la capacità di apprendere nuovi suoni.
Gli uccelli che ne sono dotati, invece, si abituano più facilmente a un suono monotono e quindi l'introduzione di una variante richiama la loro attenzione, favorendo così la scelta di un partner piuttosto che un altro. Alcuni studi hanno già dimostrato che le femmine di diverse specie preferiscono i maschi in grado di produrre canti più complessi e diversificati.
Per quanto riguarda gli uomini invece, una delle possibili spiegazioni alle decine di migliaia di suoni che siamo in grado di produrre si basa sulla selezione parentale e la condivisione di informazioni: le prime linee di ominidi con apprendimento vocale sarebbero state avvantaggiate da una migliore comunicazione, che avrebbe loro consentito di affermarsi e soppiantare gruppi privi di tale carattere.
Perché alcuni animali ce l’hanno e altri no?
La variabilità, che rende più appariscenti nei confronti di possibili partner, potrebbe funzionare anche con i predatori, e questo è un fattore che potrebbe andare contro la selezione dell'apprendimento vocale. Le variazioni introdotte nelle canzoni infatti richiamano l'attenzione, mentre le vocalizzazioni innate (più costanti) tendono a svanire nel background e richiedono uno sforzo di concentrazione attivo da parte del predatore per rintracciarne l'origine. Per poter sviluppare l'apprendimento vocale bisognerebbe quindi o non avere predatori naturali o avere una pressione predatoria rilassata.
È forse per questo motivo che la maggior parte degli animali in cui è stata dimostrata la presenza di apprendimento vocale si trovano all'apice della catena alimentare: per esempio gli esseri umani, i delfini e le orche. Anche gli elefanti presentano questo carattere, e infatti non hanno predatori naturali (se non, occasionalmente, quando sono cuccioli). Negli uccelli, quelli che presentano questo carattere sono o ottimi evasori, come i colibrì, o attuano tattiche di mobbing che risultano efficaci contro la maggior parte dei pericoli.
Già nel 1996 Richard Zann, un ornitologo australiano, ha confrontato uccelli in cattività con i conspecifici in natura e ha visto che, col passare delle generazioni e in mancanza di predazione, la sintassi dei canti diventava più complessa senza che l'uomo selezionasse quel carattere specifico.
Come si sviluppa l’apprendimento vocale?
Diverse sono le ipotesi evoluzionistiche descritte nella tesi che spiegherebbero perché solo alcuni animali hanno sviluppato l’apprendimento vocale: da quelle per cui i circuiti deputati all’apprendimento si sarebbero evoluti indipendentemente in ciascun gruppo, a quelle per cui la maggior parte di rettili, uccelli e mammiferi presenta un minimo di apprendimento vocale ma solo alcuni gruppi hanno poi amplificato questo tratto preesistente.
Ci sono infine le ipotesi cognitive, che si basano sull'idea che l'elaborazione del linguaggio avvenga tramite processi cognitivi che sono migliorati nella storia evolutiva e che si affinano durante l'infanzia stessa degli individui. Queste ipotesi partono dall'osservazione che gli animali con apprendimento vocale, in primis l'uomo, mostrano anche capacità cognitive avanzate come memoria, attenzione e apprendimento migliorato. Secondo questa teoria tutti gli animali potrebbero avere l'apprendimento vocale e il fattore limitante sarebbe la loro capacità di sostenere processi cognitivi.
Per approfondire la ricerca riguardo all’apprendimento vocale nei pappagalli, leggi la tesi completa di Sara Beggiato:
Apprendimento vocale: un caso di evoluzione convergente tra uccelli e uomo
[Elaborato di laurea, Università degli Studi di Padova, a.a. 2015/2016]